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7 feb 2008

Studio sull'ombelico (Cui ch'a nol lèi al a tuart)


L’idea di dipingere un corpo di donna mi aveva già sfiorato nel mio girovagare mentale fin dai tempi remoti dell’accademia.
Poi, un giorno che mi trovavo in un negozio di parrucche, incontrai Creezy. Una modella molto simpatica che sfilava qua e là con la testa pelata come la mia ma anche con parrucche di ogni colore e che, sul finire della carriera, s’era fatta una ditta specializzata in "events". Cosi’ lei diceva. Io invece ero là per comperare delle parrucche per i miei manichini.
Per l’inaugurazione di una discoteca, aveva organizzato delle sfilate di moda e mi chiese se non avessi un’idea per fare i make-ups dei suoi dieci models. Cosi’ lei diceva.
- Se li sai fare sui manichini per vetrina, li sai fare anche sui veri. Mi disse col suo accento inglese
Dovevo decidere subito e dissi ok. Come se l’aspettava. Appuntamento per il venerdi sera seguente giusto una settimana prima di Natale.
Sul posto, bisognava fare in fretta, perché mentre 5 di loro sfilavano a suon di musica c’erano solo tre o 4 minuti a disposizione per truccare le altre 5 ragazze…Mi venne l’idea dell’aerografo…Ideale per fare gli sfumati e ideale per un fumato come me.
Ma chi di voi me lo ha già detto?
Anche con l’aerografo, fare il trucco a 5 di loro in 4 minuti non é molto facile.
Per fortuna c’era Gino, un truccatore da set TV e forse anche da TV7 al quale Creezy, mi aveva presentato e, detto fatto, mentre lui faceva le labbra io facevo gli occhi.
Avevo trovato dei colori a base d’acqua, gli stessi che si usano per i bambini. Facili da togliere e innocui per la pelle. Dopo aver dato un’occhiata alla nuova collezione dei vestiti da sera (Tutta roba per cenoni e veglioni) appesi o in fase di essere indossati dalle modelle di turno, preparavo le tinte da utilizzare.
Avevo anche trovato una vernice che, mescolata con pagliuzze e polvere di madreperla aumentava l’effetto "glamour".
Con dei cartoncini, avevo preparato delle sagome per accentuare o disegnare piccoli motivi, delle linee curve o spezzate, dei cerchi, dei petali, ecc.
La sfilata di moda in una discoteca permette più fantasia e più libertà.
Creezy ci teneva, bisognava utilizzare anche le parrucche e tutte le stravaganze erano permesse.
Cosi’, incominciavo con un grigio blu all’esterno dell’occhio e lo allungavo fino ai capelli che, se non erano già colorati lo diventavano. Poi sottolineavo o accentuavo con un colore più sodo e in generale più scuro per finire con un eye-liner che Gino aggiungeva dopo il blush e il rossetto.
In principio, le modelle avevano paura ma poi, chiudendo gli occhi, trovavano anche piacevole di sentire l’aria accarezzare le loro palpebre o i loro zigomi riscaldati dalle sfilate a suon di musica in una sala piena zeppa di gente.
Il lavoro era abbastanza piacevole, anzi divertentissimo.
Tra i decibels che venivano dal palco dove c’era la sfilata, per guadagnar tempo, incominciavamo a truccare mentre le modelle si stavano ancora cambiando e, lo ammetto, dopo un po’, uno spruzzo d’aria mi scappava qua e là (pur sempre cercando di rimanere al di sopra della cintura) e con Gino, ci facevamo un hit-parade del grido più carino e sensuale che usciva tra le labbra che lui, coi pennelli, cercava di rimodellare coi suoi rossi distratti.
L’aerografo, come sapete, è una specie di pistola a spruzzo di precisione che sembra ad una biro munita di un grilletto con il quale si dosa la pressione dell’aria e la quantità di colore.Con un po’ di pratica, si riesce ad ottenere un getto colorato più o meno concentrato o solo aria più o meno pressurizzata.
–Non ti tocco. Dicevo…Ma le pieghe a onda fatte dal getto d’aria concentrato dai 2 ai 10millimetri sulla pelle sembrava interessare tutti.
Dapprima, era solo una cosa intima tra me e la modella. Poi, invece diventava una specie di gioco pubblico. Tutte si mettevano attorno per vedere cosa potesse succedere e se riuscivo a far qualche cosa di buono allora dovevo ripeterlo sul viso seguente.
Cosa che non facevo mai perché ripetermi mi ha sempre annoiato.
Tenevo in mano un vero pennello magico ad aria compressa e per mostrare a Gino (Sempre più interessato) tutto quello che si poteva fare, mi misi a dipingere farfalle e corolle di fiori sul busto incantato e ansimante di Marina, piccola stella nascente che, per non deludere le compagne che stavano li a guardare, fu la prima a ritornare in scena col viso truccato fino all’ ombelico!
Come era carina. Oggi é sposata, poverina.
Con lui, accarezzavo e dipingevo nello stesso tempo. Non toccavo niente ma era come se lo facessi. Rinfrescavo la pelle sudata con l’aria fresca e la massaggiavo dolcemente facendo dei movimenti concentrici che,nei momenti più hot, sulle punte dei seni, facevano andare in bestia Gino che, in disparte coi suoi pennelli, sbavava sempre più spesso e non ce la faceva più a concentrarsi sul suo lavoro.
Povero Gino. Si e sposato con Marina, e adesso non sbava piu con nessuno.
Con lui ( Non con Gino ma con l’aerografo) diventavo subito amico intimo con tutte. Più nessuna aveva paura ed era un vero peccato che, per mancanza di tempo, non potevo approfondire oltrepassando l’ombelico.
Povero me, pochi mesi dopo, mia moglie chiedeva il divorzio!
Mi ero gia fatto un hit parade degli ombelichi piu belli e piu sensuali e stavo gia mettendo a punto la teoria ombelicale basata sulla relazione fra l’aspetto fisico di un ombelico e il suo valore metafisico, la sensibilità ai soffi d’aria del soggetto e la reazione piu o meno accentuata ai soffi d’aria sospetti, insidiosi, provocati e provocanti di primo, secondo, terzo, quarto e quinto grado sulla scala Jaio che, come sapete, equivale ben poco alla scala Mercalli e alla scala tout court.
A proposito di gradi e misure, nel Kamasutra, se sei di tipo gazzella ti si consiglia di accoppiarti con una gazzella e di lasciar stare le elefantesse. In Turchia, in modo piu brutale, il rapporto si basa sulla grandezza del piede ma non ho mai creduto che una donna che ha un 41 possa essere soddisfatta solo con un cavallo.
Non so quanti altri modi ci siano di valutare una donna. Sto ancora cercando.
Comunque potrei già dire: Dimmi come é il tuo ombelico e ti diro chi sei.
-Come? Ti sei già fatta un piercing e te lo porti in giro perfino d’ inverno rifiutando di chiudere il cappotto? Ma allora perché chiudi la bocca e non ci mostri anche quello che hai sulla lingua?
Ma di che labbra stai parlando? Non mi dirai mica che...Davvero?
Vorrei proprio vedere... Il tuo ragazzo dove ce l’ha?
-Come? A un soffio di primo grado hai una reazione di terzo grado?
Mbé, se il tuo ragazzo non si piglia un’erezione immediata dovresti pensarci sù.
A Rio de janeiro, due innamorati che si baciavano come vampiri sulla spiaggia sono finiti in ospedale incastrati dai loro fili di ferro messi a trabocchetto tra i denti dal loro dentista.
-Come? Hai l’ombelico molto ben assortito con la punta dei seni?
Allora non c’é due senza té e dimmi dov’é il tré.
Come? Hai un ombelico nodoso e nervoso con i seni all’insù piu che all’ingiù?
Oops, anch’io. Ma no i seni.
Non parliamo dell’ombelico tatuato.
No.
Dimmi come hai l’ombelico e ti diro chi sono!
Discorsi cosi e anche più salati avrebbero potuto finire trà le quinte sopratutto che il padrone della discoteca aveva paura che si morisse di sete e che dopo un po’ eravamo tutti più brilli che la Brilli.
Invece no. Da quel giorno, ora ve lo dico, faccio la collezione di ombelichi e spero di finire i miei studi sul blog per poi pubblicare un libro in basso rilevo con tutti gli ombelichi più celebri, più strani, più belli, più anonimi, più folli, più esotici, più magri, più negri e finire poi nel Guinnes dei records.
Ecco perché sono tornato. Chi mi manderà la foto del suo ombelico? Speriamo bene.
Intanto sorveglio il mio ombelico.
Il mio ombelico é li, sull’orlo del mio pancino che io chiamo cuscino (d’amore of course) e mi fà l’occhiolino circondato da una siepe di peli disegnati a spiga che mi spazzano dentro tutti i peli morti di fame o di stress tra la polvere di canottiera,di letto e di strass. Ogni microscopico corpo senza nome o senza vita che si trova tra il collo e l’uccello é preso tra un pelo e l’altro e finisce sempre nel mio ombelico che serve da cestino.
Come una spiga infilata in una manica al polso e che finisce sempre sotto l’ascella.
Ne nasce cosi’ un batufolo fatto di peli e cotone e alle volte anche di peli di gatto e briciole del pane preso a colazione nel letto, che riservo, (Non il letto ma il batufolo e la colazione), ai collezionisti di batufoli d’ombelico.
A me mi fanno schifo ma chi é che me l’ha fatta quella canzone che dice "L’ombelico del mondoooo" ?
Non riesco più a togliermela dalla testa.
Ombelicamente vostro

5 commenti:

Anonimo ha detto...

Jovanotti!:-)
io mi sono sempre vergognata del mio ombelico...
lo trovo profondamente cavernoso!
;-)
C.

adrenalid ha detto...

il mio ombelico? uhm...fami pensà...mi sa che a l'è taponat talmiec dalas tripes ihihihi
ah comunque i soi tornade sane e salve da Paular, lant ben planc cun la machine, sottinteso olè!
mandi mandi
Julie

Jaio ha detto...

C: Da confondere? :-)

Jaio ha detto...

Julie: Brave, cumó tu sês buine da maridâ:-)

Jaio ha detto...

C: Non parlavo di quello:-)