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23 mar 2008

Un scritôr furlan: Mauro Tedeschi

Artist e furlan como ch'a si devi, al é nassût in Cjargnie e al é lât a finî a Verone. Al si puedarès dî che come un grum di nô al é nassût in Friûl e al é finît di fûr.
Jó lu vevi cognossût cun le ghitare in man ch'al cjantave lis sôs cjançons tes fiestis di www.cjargne.it indulà che pôc a pôc al a scomençât a scrivi romanzos a puntadis. Oramai al é scritôr confermât e al é bielzà rivât al so tierç libri ancje s'al continue a fâ il perît in informatiche. Furlan di pâri e di cûr, a nol sà fâ di mancul di ambientâ lis sôs storiis sui puèscj indulà ch'al a passât le so gjovinece seben che une vile come Verone e a un grum di rôbis par fâ dismenteâ il treno ancje a un ferovîr. Come ch'al sucêt di spès, al bisugne che prime un al sedi cognossût di fûr
parché i furlans a si disedin che forsit, cuissà, a sarès ore di interessâsi a chest personagjo. Infat, o ai savût che s'al a vût succès cul so libri, dome cinc par cent dai soi letôrs a son furlans!
Duncje, no stait a fâ smorfiis s'a nol a scrit in furlan e comprait d'istés il so libri so no lu vês ancjemó fat e so vês un blog blogaitlu che se par une vôlte in tant o no cjacarais di grafitis nissun us disarà nuie.
Par savent di plui:
http://www.cjargne.it/libri/ROCCAVENTO.html
Infos complementârs achi sot te aree taliane :
«Roccavento» è l'ultimo romanzo scritto da Mauro Tedeschi. Una storia ambientata nei paesaggi della Carnia e incastonata nel lontano Risorgimento Italiano: il Lombardo–Veneto (e quindi anche la Carnia) è retto dal vicerè austriaco e fa parte integrante dell'impero asburgico. «L'Austria amministra bene il territorio, ma esercita un controllo occhiuto, esasperante, giovandosi di elementi locali opportunisti che sanno sempre annusare l’aria che tira e sono infallibili nel gestire i proprio affari» Una storia d'amore e di passione civica dove «gli ideali, le battaglie, i sogni di una generazione sepolta nei libri di storia, riemerge grazie ad una avvincente vicenda umana». Siamo nel 1847 e «nel paese di Roccavento (alias Cercivento, n.d.r.), si affaccia la figura di un forestiero», il giovane ebreo veronese Guido Ottolenghi, «cercatore di minerali, che ha stipato nel fondo del baule molti segreti. La montagna, nel perpetuo trascorrere delle stagioni, assiste muta a varie interpretazioni del divenire italiani. Chi si immola affrontando guerre sanguinose e sfortunate e chi si barcamena tra interessi privati di piccolo cabotaggio». E nella storia della Storia emerge la figura di una donna, l'austriaca Terese, architrave del racconto di un amore impossibile; «Terese, tormento e sogno inappagato, che lo aspetta oltre i confini, oltre le contrapposizioni, oltre la morte stessa». Un amore sincero che costringerà il protagonista ad una scelta lacerante: «Amore per una donna, amore per un ideale di Nazione che portò a morte 'gratuita' migliaia di giovani, spinti solo dal desiderio di libertà». Queste le coordinate di una vicenda descritta con impeccabile bravura dall'autore, che si muove all'interno di un contesto ambientale che denota la profonda conoscenza dei luoghi della propria infanzia. «Nulla è lasciato al caso -scrive Alfio Englaro nella sua recensione - ma ogni particolare assume un preciso significato, soprattutto per noi carnici, che rivediamo i nostri luoghi familiari diventare le quinte di uno spettacolare set di azione, per di più inserito in un'epoca a noi quasi totalmente ignota». Il racconto, lontano da ogni retorica nazionalista, della vita di un ragazzo di allora, forse solo un po' diverso, che sentiremo alla fine uno di noi. Una Nazione mai nata ieri, una Nazione senza (quei) valori, oggi. In molti si chiedono: «Che senso ha oggi affrontare in un romanzo un argomento tanto lontano, mentre il mondo si aggrega in una pangea di terre senza confini economici, immerse in un’offerta indistinta di prodotti e servizi, dove ai diritti umani si può derogare, ma al primato dei soldi assolutamente no?». Guido vede nell'Italia una possibilità di riscatto per sé e per la sua gente e si avventura in una storia tortuosa e affascinante, che lo porta nell'estremo Nord della Penisola, al fine di assolvere una importante missione di cui egli stesso ignora la natura. Il contatto con un popolo, quello aspro e generoso della Carnia, nel quale finisce per identificarsi, l'amicizia, i rischi mortali, il feroce confronto con il nemico invasore pervadono una vicenda tutta da leggere.

1 commento:

Jaio Furlanâr ha detto...

Rispuete dai furlans: Nissune. Dure di sei un artist in Friûl!