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11 mag 2010

Ruda e Pasolini

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Ti ricordi di quella sera a Ruda?
Quel nostro darsi, insieme, a un gioco
di pura passione, misura della nostra cruda
gioventù, del nostro cuore ancora poco
più che puerile? Era una lotta
bruciante di se stessa, ma il suo fuoco
si spandeva oltre noi, la notte,
ricordi?, ne era tutta piena nel fresco
vuoto, nelle strade percorse da frotte
di braccianti vestiti a festa,
di ragazzi venuti in bicicletta
dai borghi vicini: e la mesta,
quotidiana, cristiana, piazzetta
ne fiottava come in una sagra.
Noi, non popolani, nella stretta
del popolo contadino, della magra
folla paesana, amati quanto
ci ardeva l'amare, feriti dall'agra
notte ch'era loro, del loro stanco
ritorno dai campi nell'odore
di fuoco delle cene... uno a fianco
all'altro gridavamo le parole
che, quasi incomprese, erano promessa
sicura, espresso, rivelato amore.
E poi le canzoni, i poveri bicchieri
di vino sui tavoli dentro la buia
osteria, le chiare facce dei festeggeri
intorno a noi, i loro certi occhi sui
nostri incerti, le scorate armoniche
e la bella bandiera nell'angolo più
in luce dell'umido stanzone.
Ora, lontano, diverso, nel vento quasi
non terrestre che smuovendo l'aria
impura, trae vita da una stasi
mortale delle cose, rivedo i casali,
i campi, la piazzetta di Ruda;
su, le bianche alpi, e giù, lungo i canali,
tra campi di granoturco e vigne, l'umida
luce del mare.
Pier Paolo Pasolini
Per saperne di più su Ruda

3 commenti:

Walter ha detto...

Mandi e grazie della visita.
Nell'era di "Facebook" si fa quel che si può.
Sto pensando di tornare solo al Blog, ma è anche vero che su "FB" riesco a discutere molto di più.
E tu, ci sei lì?
:-)
Daniele (Macca)

Jaio Furlanâr ha detto...

Salve Walter, no, no soi lí dal Librimûse, mi cjaparès masse timp.
Mandi

Jaio Furlanâr ha detto...

Achi o vin l'esempli di un paisut praticamentri cence storie o cence storiis indulà che mai nuie al é sucedût e forsit nuie al sucedarà. Fortune che une dí un poete al é passât par aí par dabon o par fâ ne rime e cussí al dí di vuê a é le uniche rôbe che a Rude a si puès mostrâ: Le poesie di un om che se a si varès savût in chê vôlte a cui che al dedeave le sô rime di Rude cu le crude zoventût a lu varessin copât lí cence spietâ ch'al ledi a Rome.Fortune nestre e fortune di ducj che a é lade ben e che vuê le so poesie nus é restade e al mi à fat plasê di scuvierzilu passant un dí tal cîl di Rude.