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07 giu 2010

Friûl libar di sei sotan / Friuli libero di essere sottomesso






Par câs, lant ator o coli in tun articul scrit tal "Sfuei dal Friûl libar" gjornâl che te prime pagjine a cjacare dome di ce che al sucêt di fûr e scuâsit nuie dal Friûl. Forsit par chel, a si và a cirî i biâts par fâiu deventâ eroes. Mi spiêghi:
Il titul al é in furlan ma ducj i l'articui a son par talian. Alore gjoldeit ancje chest:-) par une vôlte no ai nuje da voltâ.
Chescj articui che a somein fats da dotôrs plui malâts di fâ preieris che da un miedi abil di guarî malâts a mi fasin sossedâ, rotâ, starnudî e coreâ tal stes timp.A si veve zà i plevans che a fasevin i dotôrs, cumó o vin i dotôrs che si metin a fâ i plevans.Come se nol in fos avonde! O ai cirût di meti un comentin delicât par no fâ masse il salvadi ma achi o no puès fâ di mancul di sei plui diret.
 Se us siôchi (Gnûf verp che al ven dal inglês to shock) lait in mone. Us paiarai da bevi un'âltre vôlte.Alore jar, a si festegjave il biât Bertrand di Acuilee. Puar biât! Che Acuilee a si scrivi cu la Q o cence Q o le varin simpri tal cûl se a si continue a festegjâ chei che nus an fat sotans fin da principi, fin te cjar, fin tal DNA. Alé op, Friûl, se no fos furlan o ti cjolarès pal cûl.

Vé achi l'articul:

Beato Bertrando di Aquileia Patriarca
D’origine e formazione francese (nacque a Saint-Geniès), dopo aver ricoperto vari incarichi presso la Curia avignonese, nel 1334 fu scelto a reggere il patriarcato d’Aquileia. Visse in austerità, dedicandosi alla riforma morale della sua Chiesa, nella quale indisse sinodi e concili, fondò monasteri, promosse la cultura ; si distinse per la carità verso i poveri. Rivendicò i diritti della Chiesa aquileiese, attirandosi l’ostilità di nobili locali, che congiurarono contro di lui e lo uccisero presso S. Giorgio della Richionvelda il 6 giugno 1350.

Martirologio Romano: A Udine, beato Bertrando, vescovo di Aquileia e martire, che provvide con cura alla formazione del clero, nutrì a sue spese i poveri in tempo di fame, difese strenuamente i diritti della sua Chiesa e morì nonagenario colpito a morte da alcuni sicari.

Nato verso il 1260 a Saint Geniès nel Quercy, regione della Francia nel bacino d’Aquitania, Bertrando studiò diritto civile e canonico all’Università di Tolosa, divenendo nel 1316 ‘utriusque iuris professor’.
Fu benvoluto da papa Giovanni XXII anch’egli del Quercy, che lo nominò nel 1316 canonico d’Angoulême e nel 1318 canonico cantore di s. Felice a Tolosa; poi ebbe la rendita come arcidiacono di Noyon e quella di cappellano papale.
Insegnante di Diritto canonico all’Università di Tolosa, partecipò al processo per la canonizzazione di s. Tommaso d’Aquino. Da Avignone dove risiedeva la corte pontificia, fu mandato per tre volte in Italia per missioni, l’ultima fu a Roma più lunga e complessa, per dirimere i contrasti fra i Colonna e gli Orsini, famiglie romane nobili e predominanti, decidendo di affidare il governo della città a due senatori uno per famiglia; nel contempo trattò degli affari anche con Roberto d’Angiò, re di Napoli.
Bertrando rientrò ad Avignone l’11 giugno 1334 e dopo pochi giorni, il 4 luglio, fu nominato da papa Giovanni XXII patriarca di Aquileia, la cui sede era vacante da quasi due anni, aveva circa 74 anni. Il 28 settembre 1334 prese possesso della sede patriarcale e nonostante l’età avanzata, dimostrò subito di voler governare energicamente.
Il territorio su cui aveva competenza era molto vasto, il patriarca di Aquileia era metropolita di una zona che comprendeva tutto il Veneto con Mantova e parte dell’Istria, inoltre era signore temporale della regione che si estendeva dal Livenza fino alla Carniola, alla Carinzia e alla Stiria e infine marchese d’Istria.
Questa doppia qualifica di responsabile spirituale e temporale comportava l’esercizio di una autorità, spesso in contrasto con i due principii. Si trovò nella necessità come principe di difendere anche con le armi il paese su cui i vicini avevano mire ambiziose e prepotenti vassalli avevano usurpato territori e diritti.
Perciò lo vediamo come protagonista nella lotta contro Rizzardo V da Camino signore di Ceneda, sconfitto nel 1335 e poi contro il duca d’Austria signore di Venzone, che impediva il libero transito per il commercio transalpino, dopo averlo sconfitto in guerra, Venzone ritornò al patriarcato e così Bertrando poté istruire i processi contro quanti con la loro prepotenza, depredavano i mercanti che trasportavano dal mare le mercanzie attraversando il Friuli verso Oltralpe e viceversa.
Purtroppo a quell’epoca imperava una continua guerriglia da parte di questi irrequieti castellani, sempre in lotta fra loro, infestando le strade e rendendo insicuri i commerci. Pertanto Bertrando, pur essendo per niente incline alle imprese guerresche, fu costretto suo malgrado per far rispettare la legge e spezzare violenze ed arbitrio, ad assoldare milizie mercenarie per domare i ribelli e punire chi si era macchiato di gravi delitti.
Egli in questa opera di governo temporale fu affiancato dal Parlamento friulano, composto dai tre ceti: nobiltà, clero e comunità; fu in contrasto con i conti di Gorizia a cui si affiancò la libera Comunità di Cividale, i quali forti dell’appoggio dei grandi signori d’Oltralpe espandevano la loro influenza sui liberi signori della regione e in parte sulle libere Comunità come Udine; in quel tempo l’intera regione sembrava divisa in due: Gorizia e Cividale da un lato e il patriarcato e Udine dall’altro; comunque Bertrando ebbe il pregio di non favorire la sua famiglia e i francesi del suo seguito erano in numero limitato.
In campo economico diede incremento all’olivicoltura e fece sorgere un lanificio ad Udine, il 23 aprile 1342 il Parlamento votò delle leggi contro il lusso dietro sua indicazione; favorì l’apertura di scuole superiori a Cividale seguendo le orme del suo predecessore Ottobono.
In campo spirituale egli sentì sempre alto il valore del suo episcopato, convocò un primo Concilio di vescovi della sua provincia ecclesiastica contro l’usura, il 29 maggio 1335 nel castello di Udine; un secondo Concilio ad Aquileia nel 1339 e due sinodi diocesani a Cividale ed Aquileia.
Favorì l’espandersi dei francescani e domenicani nei luoghi più importanti, diede una residenza ai Celestini, si fece aiutare nell’apostolato della vastissima regione dalle tante abbazie benedettine presenti. Favorì ancora con fondazioni i vari monasteri femminili delle francescane, domenicane e benedettine; a S. Nicolò di Udine eresse un monastero per le penitenti.
Organizzò il clero dividendolo in pievi, arcidiaconati, prepositure, capitoli presso le principali città. Nel 1346 a 86 anni dovette assumersi il disagio di un viaggio in Ungheria con il compito di pacificare Luigi il Grande re d’Ungheria e la corte angioina di Napoli.
Intanto nel 1345 si verificarono numerosi scontri in Friuli contro i conti di Gorizia che esasperavano gli animi con il loro arrogante comportamento. Nel 1347 Bertrando riconquistò il Cadore che era caduto nelle mani di Lodovico di Brandeburgo, figlio di Lodovico il Bavaro, mettendo al governo un suo fiduciario, mentre l’imperatore Carlo IV confermò alla Chiesa di Aquileia il possesso di quella regione.
Continuarono i feudatari a tramare contro il patriarcato e nel 1348 organizzarono una rivolta e nonostante i tentativi di pacificazione del cardinale legato pontificio Guido di Monfort, le ostilità proseguirono con alti e bassi fino al 1350, quando il 6 giugno, Bertrando accompagnato da alcuni più fedeli vassalli si recava da Sacile ad Udine, sulla piana della Richiunvelda fu sorpreso e attaccato dagli uomini di Enrico di Spilimbergo che dispersero o catturarono le guardie della scorta, uccidendo il quasi novantenne patriarca.
Il suo cadavere fu trasportato ad Udine e lì sepolto, tuttora si trova in un sarcofago nel coro della cattedrale. Il suo cappellano Giovanni di lui disse: ”Come un secondo Maccabeo difese il campo della Chiesa, non solo con la spada materiale, ma anche con quella spirituale…. Mentre i suoi combattevano egli pregava e vinceva, mostrandosi un secondo Mosè”.
Papa Clemente XIII nel 1760, confermò il suo culto che i cittadini udinesi da subito gli tributarono, con la festività al 6 giugno giorno della sua morte.


Si ringrazia per la preziosa collaborazione il dott. Luca Campanotto






A chiste scampanotade o vevi rispuindût cussí (Ma forsit o soi stât masse moderât:-)

Vive il Friûl ma cence masse prêdis tai pîs. A é ore di mostrâ che o sin avonde grancj par preâ di bessôi se al covente e lâ pe  nestre strade cence sei obleâts di fâ inchins e lecâ i cûi a di nissun. Si nó o sarin simpri sotans! Le storie su Bertran nus mostre dome che un forest al é stât mandât in Friûl par fâ i interès dal Vatican e che par finî al faseve i soi interès. Nuie di plui. Chiste fâlse libertât otignude nus tignive peâts ae glêsie plui che nissun in Europe.No 'nd é nuie di sei fiêrs e da celebrâ o senó, parcé no santificâ ancje Napoleon o i venezians? I marcjants a scuignivin paiâ une tasse a Bertran e par chest ducj al voleve "Protegjiu".
Il patriarche al à fat sù squâdris di mercenârs par combati soredut i furlans che volevin vê le lôr part. 
Identificâ le storie dal Friûl ae storie dai vescui al é dimostrâ che fint a une cincuantine di agns indaûr, a si veve dusinte agns di ritart sul rest da l'Italie e de Europe. Lis scuelis dai vescui e an simpri insegnât plui teologjie che alcâltri. Le teologjie a siervís dome ai prêdis e ai frâris e a moltiplicâ i convents. I convents a son plens di int, che a si fâs paiâ par stâ dute le vite cence fâ nuie. A é ore di dîsisi che se si ûl preâ a nol covente lâ in glêsie e ancjemó mancul in tun convent a rovinâ le so vite di bant invecit di fâ alc pe societât.
 E se si ûl stâ cence le religjon, le glêsie no à nuie da dî.  
Cuant che un miedi, studiât, al nus conte che il Bertrand al jere un secont Maccabeo che al mandave i soi a copâ chei altris furlans tant che lui al stave a cjase a preâ ce vuelial dî? Che al jere un eroe? Che  a si varès di tornâ a meti un vescuf al podê par sei inmó plui sotans? E po ce miedi isal chest se par un mâl di panze al cji dîs di dî une ave Marie?
Tant chi crodarin che a si à di lâ in tun confesionâl par vê un sosten o sarin avonde mones par continuâ a sbassâ il cjâf e lassânus comandâ. Alçait le creste, furlans! Le acuile di Acuilee a no ûl dî nuie se o fasês come i poleçs. In chê vôlte, come ancjemó vuê, i leons e lis acuilis, a ierin lis bestiis plui dopradis par meti tes bandiêris.
E po ce îse chiste bandiere se bielzà no cjacarais plui nancje furlan?

10 commenti:

patrizia ha detto...

mandi jaio.
no sai ce diti.
ti dis dome che i talians
mi àn zà domandat e ridut
cun chistis peraulis:
ma voi friulani che popolo siete?
nella vostra storia
non avete nemmeno un eroe che sia friulano
solo preti e pasolini
entrambi venuti da fuori.

jaio o sin sotans fin te medole
e o murarin sotans.

ti doi dome un atri esempli recente:
sabide 29 di mai 2010
al gervasutta di udin e àn fat une cunvignie par cjacarà sule scuviarte dal dotor zamboni
par curà le sclerosi multiple.
e àn tabaiat par 3 oris, tra l'altri chei che cjacariv e jerin triestins
par dinus che in friul bisugnarà spietà
prime di comencià
intan chei atris e comencin
no o spietarin
a tempo indeterminato
perchè per ora è prematuro fissare una data d'inizio.

poben
le int che e jere lì a scoltà
(malats e lis lor fameis)
e àn batut lis mans.

in atris puescj d'italie
la int e à fat fisco
ancje se àn vut sigurasion che no si insumiin.

maman jaio
e vive vladimir kosic, asesor triestin ale sanitat dal fvg
e dut al governo furlan de leghe e dal pdl

Jaio Furlanâr ha detto...

Oilà Pat,
Buine furtune cui ospedâi in Italie.
Miôr lâ in Spagne che a son i plui modernos de Europe e a costin di mancul.
Mandi

Jaio Furlanâr ha detto...

Le rispueste dal Dot. Cjampanot a é stade chiste achi tal sît dal Sfuei:
CJÂR JAIO,

crodistu pardabon che il Friûl al sarès compain, cence la sô anime, cence la sô Glesie ?

No tu puedis butâ in bande, ta un cjanton … un toc de nestre storie …

Bertrant al è stât un dai pôs vescui a fâ ancje di princip e di politic cence dismenteâ mai il so dovê spirituâl; al lavorave continuamentri cun une energjie maraveose ancje se al jere vecjon e al à fat un grum di robis buinis ancje pe Glesie di Aquilee; il so popul lu adorave e lu à praticamentri canonizât a fuarce !!!

Parce dutis chestis divisions tal Friûl ? Cumò no dome di cà e di là de aghe, ma ancje pro o cuintri dai predis ? A son stadis propit lis divisions internis a fâ colâ il Patriarcjât che Bertrant al difindeve, sei dai nemîs di fûr sei dai nemîs di dentri …

I predis a no son ducj compains … Pense a Pre Checo Placerean e a Pre Toni Beline, doi che àn voltât la Bibie par furlan (naturalmentri scombatint cuintri i “romans”) … Se al dì di ué podin doprâ la lenghe furlane te liturgjie uficiâl de nestre Glesie (ancje se a son ancjemò tantis resistencis) vin di ringraziâ propit i nestris predis … Ti rindistu cont dal servizi che àn regalât al Friûl, che al pues lei la Bibie, patrimoni de umanitât, te sô marilenghe !?!

Nancje i Vescui a son ducj compains … Ti fâs un esempli: Bons. Pieri Brol, Arcivescul passât di Udin (un furlan ogni dusinte agns), viodint la infondade ostilitât de CEI sul Messâl Furlan (bielzà pront di agnorums pe aprovazion, ma ancjemò insabiât dai “romans”, ancje se il Pape, personalmentri, a nol varés nuje in contrari), prin di lassâ la nestre Glesie, sul finî dal 2009, te omelie de sô ultime Messe te Sente di Bertrant, al à publicamentri cjapât lis distancis di chest ostruzionisin de CEI (meramentri politic e nazionalistic) …

Permetimi ancjemò une ultime osservazion: ducj i omps a scuegnin fevelâ cun Diu; te Confession no tu tabais cul predi; tu ti confrontis cu la tô cussience …

A chest, o varès vût voe di rispuindi pont par pont ma invezit o ai rispuindût cussí (viodêt plui in sù.

Jaio Furlanâr ha detto...

Graziis pe rispueste . O soi lât tal to leam ma scûse, o ai cjatât dome une grande pagjine di publicitât par un prêdi e dut il rest pe glêsie. O rispieti vulintîr le to sielte ma al sarès ore di finîle di crodi che ce che al é bon, biel e just al scuen vignî fûr da une canoniche senó al é mâl, sporc e fur di leç.
Cualchidun a mi à dite che nô furlans o no vin storie e i nestri eroes a son dome predis e Pasolini.O zonti che, lis corâls furlanis, a son talmenti ben fatis par plasê tes glesiis che ancje cuant che a cjantin la Ligrie a somein che cjantin un pater noster!
Il biel al é che o vin 300 corâls in Friûl, plui corâls che che in nissun lûc tal mont, ma il brut al é che a cjantin dutis compagn ancje se no cjantin dutis il gregorian.
Sintî une corâl al é come sintîlis dutis. Chest mi mene a dî che se une vôs a volarès fâ alcaltri a si sintarès subite dutis chês altris vôs pretindi che a stone e a sarès eliminade a l'unanimitât.
Par consintiment mutuâl.
Chest a mi mene a considerâ , che dut ce che al ven fûr da un prêdi al sarà bon pai plevans e pai lôrs disepui ma al é da eliminâ se al fâs musiche, se al scrîf o ce ch'al sêti parce che al somearà simpri a une predicje (Scûse par Don Perosa), une propagande pal so cjampanîl.
Pae fuarce des robis.
Parcé che al é cussí che jenfri dutis lis regjons talianis o sin chei che in te storie o vin mancul artiscj, mancul grancj oms e fint a cualchi an, a si jere jenfri i plui aretrâts da l'Italie par no dî da l'Europe.
Chest al và indenant cussí da secui e al continuarà di lâ indenant cussí tant che a si passarà plui timp a preâ che a inventâ, a pensâ al passât che al futûr, a sconsiderâ chei che a volaressin rompi i leams e a laudâ chei che a tirin lis cuardutis des marionetis e dai pipinots che o sin.E cui sono chei? Le storie nus al mostre: I furlans che son rivâts a fâsi un non e an scuignût lâ fûr dal Friûl. Se po a son tornâts par lâ a finîle in tun museu o in tun altâr, tant miôr, al é za un miracul, ma al vûl dî ce che al vûl dî: Che par fâsi strade in Friûl a si scuen plasê ae curie, stâ in tes scinische a van dome di une glêsie a chê âltre, e par fuarce, i nestris eroes a son simpri stâts vistîts di nêri. Il nêri de toniis.
O disarês inmó che i intoniâts a no son stâts ducj compagns e us al consent ma dome par dî che: Và a diestre o và a çampe a tu larâs simpri a sbati cuintri il mûr di une glêsie. Po se tu âs bisugne di jutori, il prin a rivâ al sarà il plevan, no il miedi. Se mai al é il miedi, dí un pater noster parcé che al puedarès sei un plevan vistît da miedi.

Jaio Furlanâr ha detto...

us invidi a continuâ a lei il dibatit tal Sfuei o ben tar Facebook indulà che al jere scomençât.

patrizia ha detto...

e purcite miserie jaio
no sta mandami su
"muse di buse di cul"
che no soi iscrite.
interesant chist scambio di opinions

inutil co disi che le pensi come te.

maman

patrizia ha detto...

o ài apene dat un cuc
al sfuei
ma ce sorte di putanadis di gnovis dano?
murinho, fabrizio corona, le simona ventura fiorello?
e cui iu paje chei che scrivin?
i furlans?
ce maniere di butà vie i becs.

le me profesorese di tecnologje des costrusions
e jere rumene
ma par furlan e saveve dè
PUARS I MEI BECS MAL SPINDUTS.

buine gnot a ducj

Jaio Furlanâr ha detto...

Oila Pat,
O mi soi iscrit a Facebook dôs setemanis fa parcé che ogni dí o ricevevi un invît di cualchidun. Finalmentri, o soi daûr a pierdi un grum di timp parcé che cumó al é ancjemó piês: Ogni dí o ricêf messagjos che mi disin che un tâl al à acetât di sei gno amî cuant che no ai invidât nissun. O jeri lí juste par dâ une cjalade.Risultât, la mê pagjine a jé emplade plui dai amîs che di me:-)

patrizia ha detto...

ah jaio, jaio
di te chiste no me spietavi
tu ti ses lassat freà ancje tu
dal cimiteri, de pagjines dai muarts
cal è fb.
lu cjati esteticamentri brut

maman

p.

Jaio Furlanâr ha detto...

No me spietavi nancje jó:-)
Ma a nol é dite che o restarai li a invecjâmi i vuès e a fracâ batons di bant.